Musica ed Ecologia: aggiornamento 2025
- Michele Viviani

- 13 nov 2025
- Tempo di lettura: 12 min
Aggiornamento: 25 nov 2025
A due anni di distanza dall'ultimo contributo che ho realizzato sul tema, offro un aggiornamento sul rapporto tra industria musicale ed ecologia, nella prospettiva della Ecologia Politica. Ho infatti sviluppato questo argomento in una serie di post che sono originati dalla lettura del libro Decomposed del musicologo Kyle Devine (Mit Press, 2019), libro dedicato - anzitutto - a mostrare come le dinamiche dell'industria musicale possano essere considerate una esemplificazione del capitalismo moderno, in particolare della sua dimesione "estrattiva" ovvero di sfruttamento estremo delle risorse - naturali ed umane. Questo post si presenta quindi come una raccolta di contributi che offrono degli aggioramenti rispetto a temi trattati in articoli precedenti, o - più onestamente - si presenta come una raccolta di appunti, forse non del tutto collegabili, emersi da letture che ho svolto negli ultimi due anni. Spero che qualcun'altro, oltre a me, possa trovare stimolanti questi materiali e la loro giustapposizione.
Due accenni iniziali di contenuto:
gli ultimi due anni sono stati quelli di una manifesta regressione nella presenza nei media del tema del tema della crisi ecologica e del cambiamento climatico, quantomeno nei media del nostro paese. E' per questo importante offrire una sorta di contesto agli aggiornamenti sul tema del rapporto tra industria musicale ed ecologia. Di questo contesto tratterò nel secondo paragrafo di questo post e - in parte - nell'ultimo;
tema emergente dell'ultimo anno è la diffusione dell'Intellingenza Artificiale applicata - anche - alla creazione di prodotti musicali. Partendo da un data base ormai facilmente accessibile - e sterminato - di opere questi software sono efficientissimi strumenti di plagio che presentano le due caratteristiche peggiori dell'industria musicale basata sulle piattaforme: la non remunerazione del lavoro creativo e l'alto costo energetico. Si tratta in sostanza dell'emblema della logica estrattivista applicata al lavoro culturale. Di questo tema non tratterò nel presente articolo, lasciandolo per approfondimenti futuri.
Il contenuto del post è quindi il seguente:
1) I precedenti contributi e la logica di fondo
2) Il contesto attuale
3) Aggiornamenti:
3.a) Piattaforme e Utenti
3.b) Piattaforme e Musicisti
3.c) Impatto ambientale degli eventi musicali
3.d) In attesa di Recomposed di Kyle Devine
4) Il pensiero selvaggio
1) I precedenti contributi e la logica di fondo
Ho affrontato il rapporto tra musica ed ecologia in tre precedenti articoli:
nel 2021 Libri: Decomposed di Kyle Devine
nel 2023: Musica ed Ecologia, aggiornamento 2023
I concetti fondamentali emersi dal citato libro di Devine, e quindi comuni a questi articoli sono i seguenti:

l'industria musicale va intesa come l'insieme di più industrie interrelate, spesso non orientate esclusivamente al prodotto musicale (ad esempio si interseca con l'industria del turismo, come con quella dei trasporti, o della produzione della plastica);
l'industria musicale contemporanea, per quanto segnata dallo streaming musicale come supporto guida, si caratterizza per la coesistenza di formati e mezzi diversi per l'ascolto;
la digitalizzazione non ha ridotto l'impatto ecologico dell'industria musicale, più probabilmente lo ha incrementato: questo fenomeno va compreso all'interno della più ampia riflessione sull'impatto ecologico dell'Information Technology (ITC).
Oltre a questi tre aspetti - che emergevano direttamente dal contributo di Devine - si sono aggiunti nel corso della riflessione altri due elementi:
l'economia delle piattaforme musicali si basa sullo sfruttamento del lavoro creativo da parte di operatori che agiscono come un cartello: tra le conseguenzae c'è la concentrazione dei proventi dell'industria musicali in un numero minore di soggetti rispetto alla struttura dell'industria musicale precedente alla loro esistenza, di coseguenza la maggiore difficoltà - per i musicisti - di ottenere tramite l'attività musicale forme di reddito significative;
si sono cominciate a vedere nel corso degli ultimi anni esperienze orientate a rendere più "sostenibili" le industrie musicali, ma anche diversi tentativi di greenwashing, ovvero di mero sfruttamento del tema della sostenibilità ambientale per finalità di marketing.
2) Il contesto: politiche reazionarie e calo d'attenzione
"How can we let this go on? Devastating news for future generations and our planet. We will sacrifice so many lives......We all know what the lobbyists want. It’s to increase their profits, with the price being paid by humankind.”
Antonio Guteress - Segretario Generale Nazioni Unite - Ottobre 2025Mi trovo a pubblicare questo post nella settimana di avvio della trentesima conferenza Onu sul Clima - che si tiene a Belem in Brasile - e dopo un mese dall'intervento del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterress che ha ribadito, cosa ormai nota, che l'obiettivo dell'accordi di Parigi di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia del 1.5 gradi di aumento è ormai fuori portata.

L'avvio della Cop a Belem, in Amazzonia, ha dato occasione per alcune (poche) sintesi offerte dalla stampa italiana sullo stato del pianeta e sulle politiche in atto per stimolare una transizione economica/energetica che riesca a scongiurare gli scenari più nefasti di collasso ecologico, verso cui le attuali politiche a livello globale ci stanno invece conducendo. Metto di seguito l'ultimo numero di Extraterreste, inserto settimanale del Manifesto, che offre una buona sintesi. Gli elementi di contesto - sottolineati fin dal titolo - sono: a) i dieci anni passati dall'accordo - inapplicato - di Parigi, b) le tragedie avvenute nel 2024 per gli effetti dell'inquinamento e del riscaldamento globale, c) il negazionismo climatico negli Usa dell'amministrazione Trump, d) le guerre in corso ed il loro devastante effetto ecologico e culturale, e) la perdita della UE del ruolo di leader nella lotta alla crisi ecologica per gli arretramenti nel Green Deal.
Oltre a questi elementi generali penso sia utile un breve focus sul tema del trattamento della crisi ecologica nella stampa: L'Extraterreste ne parla citando la presentazione a Milano - nello scorso ottobre - del "Manifesto per il buon giornalismo ambientale", sempre di quest'anno è il rapporto su "L’informazione sulla crisi climatica e la transizione ecologica in Italia”, realizzato dall’Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia e riferito al 2024. Il rapporto completo può essere scaricato qui, alcuni dei contenuti principali sono ben esposti in questo articolo: "Il rapporto ha registrato in un anno il calo del 47% delle notizie dedicate al clima sui quotidiani (in media un articolo ogni due giorni) e del 45% sui telegiornali (un servizio ogni 10 giorni in media). Non siamo però di fronte solo ad una scarsa attenzione verso questo tema così cruciale per il mondo di oggi, ma anche ad un suo fraintendimento, poiché il report sottolinea che nel racconto mediatico prevalgono le preoccupazioni per l’impatto economico e sociale delle politiche climatiche rispetto alle drammatiche conseguenze ambientali del riscaldamento globale, mentre aumentano addirittura le pubblicità delle aziende inquinanti sui quotidiani (1.284 contro le 1.229 del 2023)".
Spostandoci dal mondo dell'informazione a quello del marketing il racconto di un'analoga dinamica lo offre questo editoriale proposto da Chixculub - la Newsletter della rivista Valori dedicata alla crisi climatica -: l'articolo si intitola "E' Iniziata l'era del Postwashing" e argomenta come il Greenwashing - ovvero il tentativo di grandi imprese inquinanti di darsi una patina ecologista - paia sempre meno necessario. Una serie di eventi (la pandemia Covid, la Guerra in Ucraina, la Crisi energetica, l'elezione di Trump) sono stati occasione per ritardare ed indebolire i tentativi di impostare una giusta transizione energetica: di conseguenza le aziende si sentono meno nella necessità di manifestare inclinazioni, più o meno di facciata, verso politiche di sostenibilità.
Per completare questo quadro cito altri tre percorsi di riflessione:
il primo mette riguarda l'insufficienza dei modelli attuali di diplomazia internazionale per affrontare la crisi climatica, e la necessità del coinvolgimento diretto dei cittadini. E' un aspetto che associazioni ecologiste com Extintion Rebellion segnalano da diverso tempo, sono ben affrontati in articoli come questo comparso su internazionale, dello storico David Van Reybrouck e di cui trovate una sintesi in questo podcast.
Un altro filone riguarda le difficoltà cognitive delle persone nel cogliere gli effetti di un fenomeno come quello della crisi ecologica. Filone di riflessione che personalmente non mi pare così interessante, visto il movimento di massa che il tema della crisi climatica è stato in grado dimuovere e la repressione costante che questo movimento - ed i contenuti che veicola - ha ricevuto e sta ricevendo ogniqualvolta manifesta segnali di vitalità. Ad ogni modo parlare delle difficoltà cognitive legate alla comprensione - e alla reazione - al fenomeno del riscaldamento globale sono una realtà del dibattito attuale e la trova trattata in interventi come questo.
Infine credo sia importante segnalare come il negazionismo della crisi climatica sia parte di una cultura reazionaria (o più propiamente delle menzogne che tale cultura utilizza per manipolare le persone), cultura che negli ultimi anni si è strettamente legata alle teorie del complotto e alla loro diffusione tramite i social media: Trump ha infatti definito il cambiamento climatico "un truffa" e "un complotto ordito da persone stupide".

Queste affermazioni vanno comprese all'interno di una più ampio atteggiamento culturale della destra politica attuale per la cui comprensione del funzionamento si consigliano due libri eccezionali e complementari: Doppio di Naomi Klein (La Nave di Teseo, 2023) e La Q di Qomplotto di Wu Ming 1 (Edizioni Alegre 2021). Il primo racconta l'emersione e le caratteristiche delle attuali teorie del complotto seguendo le vincende personali dell'autrice e di una sua collega ed omonima - Naomi Wolf - che, dopo un grave fallimento professionale, si è creata un sorta seconda carriera come opinionista di destra pronta a diffondere teorie cospirazioniste. Il libro di Wu Ming 1 invece indaga il complottismo contemporaneo sia raccontando la parabola di Qanon, sia ricostruendone la genealogia culturale nelle teorie del complotto nate in europa.
3) Ecologia Politica dell'industria musicale
In questo paragrafo offrirò i veri e propri aggiornamenti ai temi toccati nei precedenti articoli su Musica ed Ecologia.
3.a) Il rapporto tra piattaforme ed utenti
Uno dei temi fondamentali affontati in Decomposed era come l'industria musicale contemporanea, pur caratterizzata dallo streaming come fenomeno emergente, manifesti la coesistenza di supporti e formati diversi per la fruizione della musica. Un aggiornamento al tema lo fornisce questo articolo apparso sul Post.it di cui consiglio la lettura. Il contributo tratta delle conseguenze del trasferiemento di prodotti culturali dai formati fisici allo streaming, concentrandosi sulle differenze psicolgiche e legali tra il possesso di un prodotto (LP, DVD) e quella sorta di licenza d'uso temporaneo che costituisce la fruizione tramite le piattaforme. L'articolo è puntuale nel descrivere le politiche delle piattaforme come una ricerca di posizioni di rendita e si concentra sui tenativi di estrazione del massimo del valore possibile dai rapporti con l'utenza; sono invece tralasciati sia i rapporti con i fornitori dei prodotti culturali e sostanzialemente risulta superficial la descrizione del processo attuale come smaterializzazione quando - come dimostra il lavoro di Devine e ho descritto nei contributi precedenti- lo streaming è una tecnologia ad altissimo impatto ambientale.
3.b) Il rapporto tra piattaforme e musicisti
Se l'articolo del Post tratta del rapporto tra le piattaforme di streaming ed i consumatori, consideriamo ora il rapporto tra le piattaforme ed invece i fornitori - ovvero gli artisti-, parlando di Spotify la più celebre -e famigerata - piattaforma di streaming musicale.
Per aggiornamenti sul tema faccio riferimento al Blog dadadrummer realizzato da Damon Krukowski.

In questo si mostra la piramide dei pagamenti da cui emerge - secondo i dati del 2023 - che il 25% dei brani presenti sulle piattaforme non vengono suonati, e che un altro 61% circa è sotto la quantità di stream necessari per ottenere un pagamento in Spotify;
in questo delle politiche di comunicazione messe in atto da Spotify per mascherare una cosa ormai chiara: la piattaforma funziona come un monopolio che estrae valore da un numero ampio di soggetti per distribuirlo al numero minore possibile.
Il tema delle discutibili politiche di Spotify è stato affrontato anche da un libro - di cui nel corso di quest'anno si è parlato molto in ambito anglossassone - ovvero Mood Machine, the rise of Spotify and the Cost of Perfect Playlist di Liz Pelly .

Se ne può trovare qui un estratto: il volume è incentrato sulle pratiche di inserimento di "ghost artists" all'interno di playlist popolari. Liz Pelly ha scoperto che Spotify si fa fornire da aziende dei brani che vengono attributi ad artisti fantasma, e le cui roylty quindo possono essere incamerate completamente da Spotify: questi brani vengono poi inseriti all'interno delle playlist più popolari della piattaforma.
3.c) Eventi Musicali e impatto ambientale
Per quanto riguarda al discussione sull'impatto ambientale della musica dal vivo nel nostro paese cito due esperienze:
Prosegue la riflessione sul costo ambientale di eventi musicali in luoghi "naturali", apertosi a seguito della discussa esperienza del Jova Beach Party, di cui ho parlato nei precedenti articoli. In questo articolo si tratta invece delle critiche ricevute dal No Bordes Music Festival, che si tiene tra le montagne del Tarvisiano e i laghi di Fusine. La critiche sono arrivate dal Citange "Coordinamento Italiano Tutela Ambienti Naturali dai Grandi Eventi", nato nel 2019 durante il Jova Beach Party e costituito ufficialmente nel 2022: il CITANGE monitora i grandi eventi organizzati in luoghi fragili dal punto di vista ecologico.
Sempre sul fronte della musica dal vivo si può citare il caso do Elisa - che già trattavo in uno dei precendenti contributi. La cantante ha proseguito nell'interesse a trattare il tema dell'ecologia e del cambiamento climatico all'interno dei propri concerti e proposto azioni concrete per ridurne l'impatto. In questo articolo viene sintetizzata la presentazione dei risultati del azioni volte a ridurre l'impatto ambientale del concerto del 18 giugno 2025 tenuto da Elisa a San Siro.
3.d) In attesa di Recomposed di Kyle Devine
Nel corso del 2026 verrà pubblicato il nuovo libro di Kyle Devine Recomposed "Rethinking the environmental impact of the music industry and how musicians are influenced by the climate crisis". In attesa si può leggere questo articolo in cui viene anticipato che il volume in pubblicazione racconterà delle politiche che l'industria musicale ha adottato in questi ultimi anni a favore della conversione ecologica. Nello stesso articolo si cita l'associazione Earthpercent, co-fondata da Brian Eno e di cui Devine è parte del comitato scientifico, che ha l'obbietivo di raccogliere donazioni dagli aritisti e utilizzarle per finanziare progetti che contrastino la crisi ecologica.
4) il Pensiero selvaggio
La foresta è viva. Può morire solo se i bianchi si ostinano a distruggerla. Se ci riescono i fiumi scompariranno sotto la terra, il suo diventerà friabile, gli alberi rinsecchiranno e le pietre si spaccheranno per il calore. La terra inaridita diventerà vuota e silenziosa. Gli spiriti xapiri che scendevano dalle montagne per venire a giocare sui propri specchi fuggiranno lontano. I loro padri, gli sciamani, non potranno più chiamarli e farli danzare per proteggerci. Non saranno in grado di respingere i fiumi di epidemia che ci divorano. Non riusciranno più a contenere gli esseri malefici che faranno volgere al caos la foresta. Allora moriremo gli uni dopo gli altri e così anche i Bianchi. Tutti gli sciamani periranno. Quindi, se nessuno di loro sopravvive per trattenerlo, il cielo crollerà.
Davi KopenawaCome ho scritto prima, questo post viene pubblicato in contemporanea alla COP 30 che si tiene nella città amazzonica di Belem in Brasile. Ho piacere quindi di completarlo citando due letture che ho svolto nel corso dell'ultimo anno e che con questo luogo hanno uno stretto rapporto.
Attraverso il libro di Amitav Ghosh La malediazione della noce moscata (Neri Pozza, 2023) di cui ho parlato qui, ho scoperto il libro "La Caduta del Cielo" (Nottetempo, 2018) resoconto della vita e del pensiero cosmoecologico di Davi Kipenawa, sciamano e portavoce dell'amazzonia brasiliana.

Il libro è un ponderoso volume scritto con l'antropologo Bruce Albert, che ci offre una prensentazione di prima mano della cultura degli indios, dell'esperienza dell'incontro con i colonizzatori e della chiamata alla difesa dela foresta. Riporto alcuni passi significativi: "..ho allora compreso che non bastava proteggere solamente la parte della foresta dove abitiamo. Per questo ho deciso di parlare per difenderla tutta, compresa quella che gli esseri umani non abitano e persino la terra dei Bianchi, molto lontano da noi. Nella nostra lingua tutto questo è urihi a pree - la grande terra-foresta. (...) una volta che i racconti dell'ecologia sono sorti nella città, anche le nostre parole sulla foresta sono diventate comprensibili. I Bianchi hanno iniziato ad ascoltarmi e a dirsi - allora è vero gli abitanti della foresta possedevano già l'ecologia. Ora che i Bianchi hanno le parole d'ecologia, non devono limitarsi a ripeterle invano per farne nuove menzogne. pag. 666-667. "
L'altro libro che cito, sempre legato all'amazzonia e all'ecologia, è Viaggio al Centro del Mondo della giornalista brasiliana Eliane Brum (Sellerio, 2023), una persona che non è originaria dell'amazzonia, ma che ha scelto di farne il luogo dove vivere e da dove raccontare la violenza del capitalismo estrattivo sulla natura e sugli uomini, e le forme di resistenza possibile. E' anche questo un libro illuminante per comprendere come uomo e natura non siano entità separate: la stessa foresta amazzonica non è una foresta "vergine", ma è stata plasmata dall'attività delle comunità umane che l'anno abitata e hanno saputo coltivarne un equilibrio.

L'esperienza delle comunità originarie è un'esperienza di conoscenza e comunione con la natura, alla ricerca di un equilibrio che è di beneficio per il pianeta nel suo complesso. Il libro della Brum ha il coraggio di dichiarare che quando si tratta di temi come il collasso ecologico del pianeta termini come ottimismo o pessismo, felicità o infelicità, e soprattutto come speranza non hanno alcun senso. " La speranza, come la disperazione, è un lusso che non possiamo permetterci. Di fronte al surriscaldamento del pianeta non c'è tempo per lamentazioni o malinconie. Abbiamo bisogno di muoverci, anche senza speranza pag. 268 (...) Stiamo assistendo, a volte senza capirne la portata, allo sforzo della specie umana di reinventarsi in un ambiente ostile. Ciò che sta accadendo si può riassumere in una lotta tra chi sta tessendo una causa comune e chi cerca di distruggere questa possibilità, come i vecchi e nuovi fascismi" pag. 275.
Aggiornamenti (25/11/25)
Una sintesi del risultato - pessimo - della Cop 30 di Belèm si può trovare qui;
Segnalo questa intervista molto interessante realizzata da Anil Prasad al grande chitarristo sudafricano Derek Gripper: un'intervista che tocca i temi della attuale sostenibilità dell'attività di musicista al tempo del dominio delle piattaforme e del costo personale di un reale impegno nelle cause politico/sociali.
L'acquisto dei miei progetti è il modo migliore per sostenere i contenuti di questo blog - in cui potete trovate recensioni, interviste ed articoli di approfondimento: eccoli di seguito!!!
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