top of page

Angine de Poitrine, Vol.2 (Recensioni n°3)

Aggiornamento: 9 ore fa

Blog sotto licenza Creative Commons

Attribuzione - Non Commerciale -  Condividi allo stesso modo 3.0


Angine de Poitrine – Vol. 2 – Spectacles Bonzaï, 2026

Come molti appassionati di musica ho assistito, in questi ultimi mesi, all'improvvisa fama ottenuta dal duo di musicisti franco-canadesi battezzatisi Angine de Poitrine e diventati virali grazie al video della loro performance realizzata per l'emittente KEXP di Seattle, all'interno del festival Trans Musicales di Rennes in Francia.

Questa band offre un rock strumentale, che si basa su loop sovrapposti di basso e chitarra, sull'uso di poliritmi e sulla particolarità di utilizzare strumenti che permettono l'esecuzione di quarti di tono, da cui la definizione correntemente applicata alla loro musica: quella di microtonal-math-rock. Definizione cui aggiungerei - ma ci arriverò dopo - anche l'aggettivo "ethno". Microtonal-ethno-math-rock? Ne riparliamo: per ora lasciamo siano loro stessi a presentarsi - traggo la citazione dal loro sito - : "Dal 2023, i nobili fratelli Klek e Khn de Poitrine propongono un repertorio di anti-arena-rock strumentale che, come la musica techno, si basa su un gioco dinamico di aggiunta e rimozione di motivi sonori in continua metamorfosi. Con l'uso delle sue dita agili dei piedi e di un modulo di looping elettronico, Khn registra in tempo reale e armonizza molteplici strati di ornamenti melodici, alternando costantemente tra chitarra e basso microtonali, che si intrecciano in frasi cromatiche e angolari a quarti di tono. In questo vortice di cellule ripetitive, la batteria dal timbro morbido di Klek si comporta con la saggezza e la temperanza di uno sherpa; l'aggiunta progressiva e calcolata di elementi o il dosaggio stoico del silenzio guidano l'ascoltatore nel viaggio, facendo ballare groove asimmetrici, culminare l'intensità o spostare il punto di ancoraggio ritmico al momento giusto". Sicuramente una descrizione questa piuttosto precisa ed articolata, che conferma come - al di sotto del look "alieno" e "dada pythago-cubiste" - si abbia a che fare con due musicisti che ci tengono ad essere riconosciuti e ben compresi per la qualità e chiarezza della proposta. Ed è proprio questo equilibrio tra divertita presenza visuale, carica performativa e perizia musicale che rendono tanto riuscito il loro intervento.

Ok: il video è fantastico, ma come regge questa musica all'ascolto "puro"? Gli album sono belli da sentire, senza i bizzarri mascheroni e la frenesia del loop in tempo reale? A parer mio abbastanza: i lavori pubblicati fin qui dalla band sono due, Vol. 1 del 2024 e Vol.2 appena uscito all'inizio d'aprile. La performanca di KEXP offre tre brani da Vol. 2 - Sarniezz, Mata Zyklek, Fabienk - ed uno - Sherpa - ,

da Vol 1.

Dagli album si può apprezzare - credo con maggiore evidenza rispetto al video - la pulizia sonora, oltre che il rapporto con la musica da ballo, di varie proveninenze. Da un lato la musica tecno è un riferimento dichiarato di queste composizioni - in particolare per l'uso dei loop -

dall'altro trovo che ci siano contatti tra questi brani e le danze dell'europa dell'est - evidenti a pare mio ad esempio in UTZP, che mi ricorda la musica di Goran Bregovic. Questo aspetto, unito all'uso di scale "modali" prossime alla musica del vicino oriente, giustifica il mio aggettivo "ethno" o - si può dire - la relazione che percepisco tra questo lavoro e la world music. "Another World" Music.


Le Analisi: microtonalismo e poliritmia

La viralità ottenuta da questa band ha stimolato diversi video di analisi della loro musica, ne riporto di seguito due: uno che discute dell'uso della microtonalità, realizzato da David Bennett ed un altro che analizza invece la struttura ritmica di alcuni brani, realizzato da David Bruce. Ne sintetizzerò - e discuterò - alcuni aspetti, consigliando comunque la visione intera dei contributi.


Microtonalismo

L'accordatura usata in modo corrente nella musica occidentale a partire dal diciottesimo secolo è basata sulla suddivisione dell'ottava in 12 note, nel quale tutti gli intervalli di semitono fra note consecutive risultano uguali fra loro, da cui temperamento equabile. In sostanza quindi le frequenze delle note, passando da un tono al semitono successivo, aumentano sempre per la stessa quantità. La scala - e soprattutto gli strumenti - utilizzati da questa band si basano invece sulla suddivisione di un'ottava in 24 note, in cui ogni quarto di tono dista la stessa distanza dal precedente/successivo.

David Bennet - Angine de Poitrine and microtonality

Si tratta quindi di un temperamento equabile per quarti di tono: se nella chitarra (o pianoforte) "normale" quando passo da un do al tasto successivo trovo un do diesis, nella chitarra accordata per quarti di tono mi troverò una nota in mezzo tra le due, ovvero un do-mezzo-diesis. Nel video David Bennett spiega come questa possibilità musicale venga concretamente impiegata: ovvero in modo melodico (non armonico) e secondo due strategie, la prima che ho scelto di chiamare cromatica e la seconda modale. Anzitutto quindi Bennet chiarisce che il microtonalismo è impiegato dagli Angine de Poitrine in modo melodico, non armonico: dal punto di vista "verticale" i rapporti tra le note sono gli stessi che potremmo eseguire su strumenti normali, gli sono accordi quindi organizzati per le consuete terze maggiori o minori.

Dal punti di vista melodico invece i quarti di tono vengono impiegati, e secondo due modalità:

  • cromatica - in brani come Sarniezz - si trovano dalle sezioni delle melodia che fanno uso delle note consecutive del temperamento per quarti di tono creando appunto dei cromatismi che permetto all'ascoltatore di godersi con precisione questa particolare accordatura.

  • modale: nella seconda modalità che Bennett individua - facendo riferimento in paritcolare al brano Sherpa che trovate sopra- i quarti di tono vengono impiegati per creare delle melodie simili a quelle di musiche - come quella araba o quella turca - in cui si applicano appunto scale (o più propriamente modi) che prevedono l'uso di quarti di tono. Bennett riferisce che nel brano viene impiegato specificamente il maquam hijaz, un particolare tipo di maquam (ovvero di modo o scala), che corrisponde a quello che nella musica occidentale chiamiamo modo Frigio Dominante (Phrygian Dominant Scale), ma con il secondo, terzo e sesto grado abbassati di un quarto di tono. Ora, credo che l'analisi complessiva di Bennett sia corretta, ovvero che i quarti di tono vengano impiegati in particolare in questo brano per creare una sorta di "modo", inteso come scala e come melodia, che richiama musiche in cui appunto sono impiegati questi temperamenti, come quella araba o quella turca: ma per quanto ho potuto verificare (su wikipedia, su questo sito che presenta i vari maquam e attraverso il volume "The Other Classical Musics, ed. Michael curch, Boydell Press 2015 pag. 282) il maquam Hijaz corrisponde "esattamente", per il primo tetragramma, alla scala Frigia Dominante, non presenta abbassamenti di quarti di tono rispetto al modo occidentale. Quello degli Angine di Poitrine sembra quindi piuttosto un maquam "alieno".


Poliritmia

Per quanto riguarda la scrittura ritmica, il video realizzato da David Bruce e riportato sotto evidenzia come il punto di partenza di questa musica sia quello d'essere costruita tramite loop, e quindi basata su una frase - con una determinata struttura ritmica - che dura per tutto il brano, o per sue prolungate sezioni. Il video illustra diverse strategie poliritmiche impiegate per modificare il ritmo nel corso del brano, e che potremmo riassumere in tre tipologie: la prima consiste nel porre accenti contrastanti con quelli del ritmo di base,

la seconda consiste nel raggruppamento di una frase in metriche diverse, modificando il ritmo impiegato dalla batteria, la terza consiste nella sovrapposizione di ritmi diversi che comportano la costruzione di cicli ritmici di più battute.


Vediamo queste tecniche tramite due brani.

Il primo è nuovamente Sarniezz: l'inizio del brano (che non viene trattato da David Bruce) consiste in poche note di basso e batteria che suggeriscono un 4/4 lento. Su questa struttura si inserisce invece il primo riff di basso che offre una melodia in 12/8 che dura due battute, di cui la batteria evidenzia appunto questa organizzazione ritmica terzinata. Il quarto del ritmo iniziale diventa quindi la base di una sestina. Ad un certo punto del brano (circa 1',40'') la batteria - e parti dei loop - si fermano, poi il ritmo della batteria passa ad un 4/4 (croma=croma) e ciò produce il raggruppamento della melodia, che precedentemente stava in due battute da 12/8, in tre battute da 4/4 con appunto una diversa distribuzione di accenti.


Il secondo brano che considero - tra quelli affrontati nel video di David Bruce - è Mata Zyklek. In questo caso si trovano esempi delle altre due strategia poliritmiche impiegate:

il brano inizia con un ritmo in 5, ma i musicisti accentano il levare dell'ultima pulsazione del tempo per creare un effetto di tensione ed imprevisto nel momento in cui viene esplicitato il riff chitarristico. In modo simile nell'ultima sezione del brano - che parte circa a 4',20'' - viene prima inserita una sezione chitarristica che accenta la seconda pulsazione del ritmo in 5, per poi si risolversi nella metrica "effettiva" con l'ingresso di una ulteriore traccia melodica. Per quanto riguarda infine la sovrapposizione di ritmi diversi - che creano cicli ritmici di più battute - , nuovamente questo brano può essere l'esempio, secondo il video di Bruce: ad un certo punto (1',40'' circa) la batteria passa da una frase ritmica in 5 ad una essenzialmente in 2 con alternanza di grancassa e rullante. Questo ritmo in 2, sovrapposto ad una frase melodica in 5 alla chitarra, produce un ciclo ritmico complessivo di 10 pulsazioni, per cui ogni due battute da 5 essenzialmente gli strumenti si riallineano ed il ciclo ritmico torna a ripetersi. Anche da questo contributo video - interessante e prezioso - ricavo l'impressione di alcune incongruenze (perchè il ritmo in Mata Zyklek viene descritto in ottavi e non in quarti? perchè - sempre in quel brano - si parla di ritmo batteristico in 2 quando si tratta effettivamente di una frase complessiva di 10 pulsazioni in cui le ripetizioni interne non sono mai esatte?) incongruenze probabilmente date dalla rapidità con questi questi contributi sono stati realizzati e dal fatto che l'analisi musicale è sempre un tentativo di generalizzazione di uno specifico brano e quindi come tale soggetto a possibili diverse interpretazioni.

L'interesse suscitato da questa band è comunque testimonianza di un ritorno - speriamo non episodico - al rock come spazio di creatività e sperimentazione.










L'acquisto dei miei progetti è il modo migliore per sostenere i contenuti di questo blog - in cui potete trovate recensioni, interviste ed articoli di approfondimento: eccoli di seguito!!!




Commenti


Creative Commons
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn
  • Youtube
  • Bandcamp
bottom of page