Novità dal Mondo (12)
- Michele Viviani
- 17 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 18 mag
Novità dal Mondo 12: un distillato di nuova musica, dagli ascolti degli ultimi mesi
Extreme - Six - earMusic , 2023.
Alla fine degli anni ‘80, tra lo spegnersi dell’hard melodico e l’albore del grunge, imperavano band diversissime come Guns’n’Roses, R.e.m e U2. E’ stato anche il tempo della ballata unplugged di cui esempi celebri furono Be with you dei Mr Big e soprattutto More then Words degli Extreme. Proprio quegli Extreme che nei dischi più celebri (Pornograffiti, Sides to Every Story) offrivano, oltre le ballate, uno stile funky-rock-pop-metal (ordinabili a piacere), sempre credibile grazie alla prodezza del chitarrista Nuno Bettencourt. La carriera della band - nell’epoca del successo - fu in realtà breve, seguita poi da alcuni esperimenti di reunion diluiti negli anni. Per una coincidenza fortunata ho potuto assistere dal vivo agli esiti dell’ultima di queste occasioni di ripresa, nel tour che ha accompagnato la realizzazione del loro nuovo album Six. Il concerto è stato straordinario, e l’album - a parer mio - è ottimo: tante buone canzoni, grande perizia e carica musicale, una presentazione compatta ed efficace dello stile degli Extreme, con meno funky e più metal rispetto al mix degli esordi.
Artifact Trio - ...And Then There's This - Astral Spirits, 2021
L'Association for the Advancement of Creative Musicians (AACM) è un'associazione di musicisti nata a Chicago negli anni '60 del '900, ed è stata uno dei motori di sviluppo del jazz e più ampiamente della musica statunitense. E' stata in grado di promuovere - attraverso il lavoro dei suoi membri - un'estetica coerente (privilegiare musica originale, integrare composizione e improvvisazione, unire la tradizione afroamericana e musica contemporanea, ecc.), ma è stata anche l'occasione per l'affermarsi di specifiche individualità come quelle di Anthony Braxton, Muhal Richard Ambrams, Henry Thredgill, l'Art Ensamble of Chicago, George Lewis, ciascuno con il proprio linguaggio e percorso.
Questo album è il risultato di un gruppo composto da strumentisti di quella che viene considerata la terza (o forse quarta) generazione di appartenenti a questa associazione: la flautista Nicole Mitchell, la violoncellista Tomeka Reid ed il batterista Mike Reed. Si tratta di un disco molto gradevole ed assai ben suonato (menzione speciale per Tomeka Reid) che offre - nelle composizioni e nello stile esecutivo - situazioni musicali che richiamano (o direttamente ripropongono) i contributi dei membri storici dell'AACM (in particolare direi il trio Air di Henry Thredgill). Se tuttavia intendiamo il contributo dell'AACM come un atteggiamento creativo, più che come un repertorio, è allora forse in musicisti “esterni” come Tyshawn Sorey che trovo oggi lo stesso respiro e stessa ambizione sperimentale che animava i fondatori.
Cyrille Dubois/Tristan Raes - Melodies Lili&Nadia Boulanger - AparteMusic, 2020
L'interesse che mi ha portato a questo album è stato duplice: ascoltare con attenzione un lavoro del tenore francese Cyrille Dubois e trovare un'introduzione all'opera delle compositrici francesi di inizio novecento Nadia e Lili Boulanger. Bubois è un cantante eccezionale per intonazione, qualità timbrica e misura espressiva che con il pianista Tristan Raes forma un duo che è oggi un riferimento per l'intepretazione della musica da camera francese. Le sorelle Boulanger sono state – per ragioni diverse – meteore della composizione del primo novecento: Lili a causa della morte in giovanissima età, Nadia per la scelta dedicarsi quasi esclusivamente all'insegnamento di cui sarà assoluta protagonista nel corso del '900 avendo tra i suoi allievi - nel corso di una carriera lunghissima - figure come Leonard Bernstein, Philip Glass, Astor Piazzolla e Quincy Jones. Nonostante il titolo dell'album “melodies” è proprio l'aspetto melodico di queste composizioni a risultare secondario, se non debole, nell'impianto compositivo. La ricerca delle autrici sembra piuttosto la costruzione di uno spazio musicale dai contorni sfumati in cui il testo delle poesie viene quasi declamato, o comunque è sempre in primo piano, rispetto al materiale prettamente musicale. L'effetto generale - per il mio gusto - risulta un po' monotono, non mancano tuttavia alcune composizioni straordinare come Priere, per la qualità in questo caso della melodia iniziale- che sfrutta la commistione di diversi modi minori - lo sviluppo drammaturgico e la ritmica incalzante, e Le Couteau degna di una delle folk-song arrangiate da Benjamin Britten.
Samih Madhoun - Oud Music From Gaza - Avanthardcollective, 2024
Assistiamo - da più di un anno ormai - ad uno dei raccapriccianti esperimenti del colonialismo: lo sterminio che lo stato Israeliano sta compiendo della popolazione palestinese che vive nelle striscia di Gaza. Oltre alle bombe quotidiane da mesi non viene permesso l’arrivo dei camion con gli aiuti umanitari. In questo contesto estremo si situa la storia di Samih Madhoun, 17 palestinese studente del Conservatorio di Gaza City. Il conservatorio non esiste più e Samih esegue brani di sua composizione - cantando e suonando l’oud (il liuto arabo) - tra le tendopoli e le rovine. Oltre ad essere attivo con la sua musica e le sue campagne di raccolta fondi su Instagram, è riuscito a pubblicare un raccolta di registrazioni delle sue performance che è reperibile su Bandcamp. Le registrazioni sono frammentarie e di qualità sonora variabile, spesso senza titolo: alla voce e allo strumento del protagonista si uniscono spesso altre voci infantili, percussioni ed i suoni dell’ambiente. La musica è brillante nell’esecuzione e diverse canzoni mi piacciono molto, tra cui le tracce 1,3,7,12,13,14,16,19,26.
Sono venuto a conoscenza di questo musicista grazie ad un altro grande artista: il chitarrista sudafricano Derek Gripper.
* Il disco è reperibile qui;
* Un bell’articolo su questa vicenda qui;
* Una breve introduzione alla musica palestinese e al suo ruolo nella resistenza culturale in questo post.
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