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Libri: Improvvisazione di Derek Bailey

Con questo post avvio due percorsi che conto di sviluppare in futuro: il primo consiste nell'offrire sintesi dei libri di argomento musicale che mi trovo a leggere, il secondo riguarda il tema dell'improvvisazione, della sua natura e pratica in musica.

Di questi due percorsi esistono precedenti all'interno degli articoli che trovate in questo sito: ho trattato in questo articolo del libro di Kyle Devine Decomposed, mentre in questo articolo ho svolto una analisi del brano di PierPaolo Scattolin "per non dimenticare", composizione che prevede il ricorso all'improvvisazione da parte degli esecutori.


Struttura del Post

  1. Introduzione

  2. il volume "Improvvisazione", come episodio di un progetto multimediale

  3. I contenuti del libro

    1. Dalla nota dell'autore

    2. L'improvvisazione da due punti di vista

    3. Conclusione: l'ideologia di Derek Bailey

  4. I documentari "On the Edge - Improvisation in Music (link e struttura dei contenuti)


  1. Introduzione.

Nel mio lavoro didattico capita che qualcuno mi chieda cosa sia l'improvvisazione o come la si possa praticare. Uno dei volumi che mi sono trovato a suggerire - per farsi un'idea introduttiva sul tema da cui poi orientare percorsi di studio consapevoli - è "Improvvisazione" di Derek Bailey.



I meriti di questo testo sono molti, due i principali: per prima cosa mostra come l'improvvisazione sia una componente strutturale di musiche diversissime (si improvvisa ad esempio nella musica indiana, nel flamenco, nel jazz, nella musica antica europea); in secondo luogo propone delle descrizioni dell'improvvisazione di tipo intuitivo (o astratto), ovvero non ricorrendo ad una analisi formale, ma alla capacità di diversi musicisti intervistati di esprimere qualcosa di sintetico della loro esperienza come improvvisatori.


2. Improvvisazione: un progetto multimediale


Il libro "Improvvisazione" è episodio all'interno di un progetto che il suo autore conduce per un lungo periodo di tempo ed attraverso differenti media.

Derek Bailey è stato chitarrista inglese (1930-2005), uno dei principali protagonisti di quel fenomeno musicale chiamato variamente improvvisazione libera, collettiva o - come viene fatto nel suo stesso volume - non idiomatica. E' sostanzialmente un vero e proprio militante dell'improvvisazione: il protagonista di una pratica - ai suoi tempi quasi un movimento transnazionale- cui hanno contribuito musicisti assai diversi (quanto possono esserlo Han Bennik ed Ennio Morricone) che hanno fatto della creazione estemporanea - per lo più in situazioni di gruppo - uno degli obiettivi della loro ricerca.

  • "Improvvisazione" si sviluppa inizialmente come una serie di interviste radiofoniche realizzate per la BBC nel 1974 a musicisti di aree musicali differenti;

  • nel 1980 viene data la prima edizione in volume: nel 1982 la traduzione italiana per Arcana editrice.

  • Il progetto verrà rivisto dieci anni dopo, quando nel '92 uscirà la nuova edizione: l'autore sceglierà di operare delle aggiunte a quanto scritto precedentemente (come ad esempio l'intervista a John Zorn) tali da manifestare la prosecuzione delle esperienze sul tema e - solo parzialmente - del mutato contesto culturale. L'edizione italiana di questa seconda redazione verrà molti anni dopo, nel 2010 per ETS edizioni. Quest'ultima è attuamente in commercio - come per la prima edizione - con cura e traduzione di Francesco Martinelli;

  • acccanto alla revisione del volume, nei primi '90, Bailey realizza - con la regia e produzione di Jeremy Marre - una serie di quattro doucumentari dal titolo On the Edge - Improvisation in Music, per la BCC 4. Gli idiomi musicali trattati nei video e nel libro spesso coincidono (manca tuttavia la parte sui compositori, che nel volume aveva rilevante spazio), mentre gli interivistati sono quasi tutti diversi, offrendo quindi un materiale interamente nuovo rispetto al libro e alle interviste iniziali.


3. Il contenuto del volume


3.a Dalla Nota dell'autore:

Il volume è una descrizione resa da artisti che operano in diversi idiomi musicali del loro uso dell'improvvisazione, dei loro sentimenti al riguardo, dello loro speculazioni sulla sua natura. (...) In questo volume si è cercato di trattare la pratica di improvvisazione nelle aree principali in cui di essa vi è traccia, rivelandone le caratteristiche comuni. Il libro è diviso in sezioni che spaziono dagli usi tradizionali della improvvisazione (nella musica indiana, nel flamenco, nella musica barocca) agli usi nella musica organistica liturgica, nel rock, nel Jazz, al rapporto con il pubblico, all'uso nella didattica musicale, fino ai più recenti sviluppi nella musica occidentale contemporanea. Infine si esaminano alcuni aspetti della recente nascita della libera improvvisazione.


3.b L'improvvisazione da due punti di vista

Il carattere essenziale del libro - e a parer mio la sua qualità - è che tratta l'improvvisazione come una pratica da comprendere attraverso due punti di vista interrelati: da una lato Derek Bailey racconta che l'improvvisazione si pratica prevalentemente all'interno di idiomi musicali specifici - bisogna capire come è fatta una determinata musica per capire come si improvvisa; - dall'altro considera la pratica improvvisativa come trascendente lo specifico contesto e in grado quindi di mettere a fuoco aspetti fondamentali del far musica in generale.


Consideriamo il primo punto: il concetto che il libro esprime anzittutto è che non si studia - o non si impara - l'improvvisazione "di per se", ma si impara una determinata musica che lascia un determinato spazio all'improvvisazione. Quindi si studia la musica indiana, il jazz, la musica antica occidentale: ciascuna con le sue forme. All'interno di queste forme - in ciascuna di queste musiche - si improvvisa, ovvero viene lasciato un qualche spazio di scelta al momento dell'esecuzione, qualche grado più o meno ampio di libertà su ciò che i musicisti possono scegliere di eseguire nel momento stesso della performance. Si studiano quindi le scale, l'armonia, gli strumenti, il repertorio, il contesto ed il significato di ciascuna musica: potremmo dire la sua cultura. Nel libro Bailey - scegliendo di rifuggire analisi tecniche - si sofferma soprattutto sul contesto e sul significato di ciascuna musica e sui punti di vista e gli atteggiamenti emotivi degli esecutori.


Dall'altra parte, secondo Bailey, l'esperienza dell'improvvisazione che viene praticata in ciascun idioma è in grado di dire qualcosa su questa pratica musicale in generale, di gettare una luce su alcuni dei suoi aspetti più importanti o controversi che - a vario grado - possono valere in diversi contesti. Ecco alcuni esempi:

  • nell'intervista con i musicisti indiani ci sono considerazioni su come si impara l'improvvisazione (essenzialmente per ascolto e imitazione);

  • nella sezione sul flamenco su cosa si impara improvvisando (ad identificarsi completamente con la musica),

  • nella sezione che riguarda l'improvvisazione organistica ci sono riflessioni sul rapporto tra improvvisazione e composizione, e tra improvvisazione e ritualità;

  • nell'intervista ai musicisti rock e jazz si discute del rapporto tra l'improvvisazione e pubblico;

  • nella sezione sul jazz del rapporto tra improvvisazione e tradizione;

  • nella sezione che tratta dell'improvvisazione nella musica dei compositori occidentali contemporanei si tratta del rapporto tra notazione ed opera musicale, e tra improvvisazione ed interpretazione;

  • nella sezione sull'improvvisazione libera, del valore dell'improvvisazione per la conoscenza del proprio strumento.


All'interno del testo c'è comunque una distinzione che emerge: nelle musiche di tradizione il ruolo dell'improvvisazione e gli atteggiamenti con cui viene praticata sono sostanzialmente stabili: musica Indiana classica, Flamenco, musica organistica ed alcune tipologie di Jazz possono rientrare in questa categoria; in altre musiche la collocazione formale della pratica improvvisativa è più variegata ed instabile, per certi versi idiosincratica al contesto di azione ed al percorso creativo di ciascun musicista. E' il caso sicuramente della musica dei compositori contemporanei e degli improvvisatori "liberi". Lo si vede bene anche dal cambio di opinioni che alcuni di questi artisti hanno manifestato nel corso della loro evoluzione: il caso più emblematico nel testo è quello di Gavin Bryars prima contrabbassita e sperimentatore dell'improvvisazione radicale, poi compositore totalmente contrario a ricomprendere l'improvvisazione nel proprio linguaggio, per poi riscoprirne il valore come strumento didattico in una fase ulteriore della propria carriera. Proprio questo tema dell'uso didattico dell'improvvisazione è oggetto di discussione in uno dei capitoli finali.


3.c Conclusione: l'ideologia di Bailey


Derek Bailey - pur artista aperto e fan di Anton Webern - è un pervicace sostenitore di un punto di vista militante sul valore dell'improvvisazione rispetto ad altre forme di creazione musicale, composizione in primis.


Lasciamo la voce all'autore:

"l'essenza dell'improvvisazione è probabilmente tanto elusiva quanto il momento in cui trova la sua esistenza. (...) infatti, in tutti i suoi ruoli e in tutte le sue apparizioni, l'improvvisazione può essere considerata come la celebrazione dell'attimo. E in questo la natura dell'improvvisazione richiama precisamente la natura della musica. La musica è essenzialmente instabile: il suo centro è il momento in cui viene eseguita. Ci possono essere documenti che a quel momento si rifanno: partitura, registrazione, eco, memoria, ma solo per anticiparlo o richiamarlo. E qui la differenza tra gli scopi dell'improvvisazione e quelli della composizione è innegabile e totale. L'mprovvisazione non si preoccupa assolutamente della creazione di qualunque tipo di documento preparatorio o destinato a rimanere, anzi coincide affatto con la natura non documentaria dell'esecuzione musicale . La loro comune natura effimera conferisce loro una compatibilità unica. Così, si potrebbe dire, che il miglior modo per perseguire l'improvvisazione è la sua pratica nella musica e che la pratica della musica si persegue meglio attraverso l'improvvisazione".


La frase precedente - sostanzialmente in conclusione al testo - sarebbe ampiamente discussa da tanti autori che hanno cercato di integrare improvvisazione e composizione: musicisti spesso con un forte interesse per le musiche tradizionali e rituali e per la componente sapienziale della forma (Braxton, Stockhausen, Cage). Avrò modo di parlarne - spero - in un post futuro. Più vicina alla posizione di Bailey quella espressa da Keith Jarrett nel bel documentario "The art of Improvisation", in cui la sua esperienza di improvvisatore viene rimarcata nella grande diversità rispetto alla composizione e all'interpretazione, anche queste conosciute e praticate a fondo dal grande pianista.


Quello però che il libro di Bailey vuole testimoniare sopratutto è l’obiettivo che con l'improvvisazione si vuole perseguire, ovvero portare il musicista a essere coinvolto il più possibile nell'atto di fare musica.


4. I documentari del ciclo "On the Edge - Improvisation in Music"


Di seguito i quattro episodi del ciclo documentario realizzato da Derek Bailey e Jeremy Marre per la BCC 4, ciascuno preceduto da un lista sommaria di contenuti con il minutaggio di riferimento.


Episodio 1: "Passing it On"


2.00 - Chicago (USA) - Jazz - Douglas Ewart

5.00 - Londra - Musica Classica - Academy of Ancient Music - Hogwood

20.00: New York (USA) - John Zorn

29.00 Parigi - Improvvisazione per organo - Naji Hakim

35.00 Isole Ebridi (Scozia) - Canto Gaelico Improvvisato -

41.00 India - Pundit Hanuman Misra & Sons



Episodio 2 : "Movements In Time"


1.25 India - Qawwali, Ram Narajam

16.00 Spagna - Musica Medioevale

22.00 Spagna - Flamenco - Mario Maya -

30.25 India - Kathak - Birju Maharaj-

35.00 Egitto - Ghawazi -

39.00 ancora Mario Maya e flamenco

41.00 New York (USA) - Salsa - Eddie Palmieri


Episodio 3: "A liberating Thing"

1.51: Harlem New York (USA) - Jazz - Max Roach

12.30: New York (USA) - Butch Morris e la conduction

18.30: Musica Coreana Tradizionale a New York - Sang-Won Park

26.21: South Devon Inghilterra le Sculture Sonore di Max Easley, la Free Improvisation di Derek Bailey

36.00 Nashville USA - i Musicistidi Studio nella musica Country -

48.00 Eugene Chadbourne - Free Impro e Country



Episodio 4: Nothing Premeditated


1.36: California (USA) - Jerry Garcia and the Grateful Dead impro nel Rock

10:31 Chicago (USA) - il Blues e Buddy Guy

22.31 Chicago- Parigi - George Lewis e la musica sperimentale Afroamericana

28.50 Africa - Chaka Chawasarira suonatore di Mbira , Beauler Dyoko, Tonga people of the Zambezi Valley,

48:00 New York (USA) - Hip Hop party -



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